Il disaccordo

Sfido chiunque a contraddirmi quando affermo che in questi luoghi domina incontrastata la discordia che si manifesta a cicli perpetui, senza un accenno di tregua, a varie intensità e  livelli.  Si passa in un  continuo crescendo, da banali alterchi o diverbi  a controversie più impegnative…fino a  montare in vere e proprie   zuffe che se non fossero virtuali ,sfocerebbero nell’accapigliamento e forse anche nel pestaggio.

 Da cosa scaturiscono questi dissidi?

Dalla strenua difesa di valori morali ormai latitanti , dall’amore  per la Verità? Oppure da bieche imposizioni delle proprie idee?

Come vedremo…da meno, molto meno!

Ma abbiamo davvero chiaro quali caratteristiche debba avere un disaccordo per ritenersi davvero tale? Per fornire risposte mi viene in soccorso la  filosofia del linguaggio e l’epistemologia  che hanno  posto di recente, al centro di accesi dibattiti, proprio il fenomeno  del Disaccordo.

Intanto facciamo una prima selezione.

Quanti tipi di disaccordi abbiamo?

Non ne esiste solo uno, ma una pluralità!

La prima grande distinzione è tra “disaccordi pratici” che si manifestano in atteggiamenti conativi come ad es. il desiderare o il preferire qualcosa,”  e i disaccordi doxastici “ che riguardano atteggiamenti come il credere, l’accettare o rifiutare una proposizione. Mi occuperò solo di questi ultimi.

Un esempio  così a caso  di  disaccordo doxastico?

Ecco qua due proposizioni ben contrapposte.

1) Sagrizzo afferma :” Io ho una moto Bmw K1300S 

2) Angusto  ribadisce: “Sagrizzo non ha una Bmw K1300S

In quale delle due dimora la verità?

I  disaccordi doxastici  a loro volta si suddividono in due  diverse tipologie:

  1. disaccordo della non intrattenibilità congiunta doxastica.
  2. preclusione dell’accuratezza congiunta degli atteggiamenti doxastici.

 Il disaccordo come non intrattenibilità congiunta si basa sull’idea che due soggetti sono in disaccordo nel momento in cui i contenuti delle rispettive credenze sono incompatibili.  In poche parole  Sagrizzo non può credere al contempo di avere una moto e anche di non averla, quindi non può intrattenere congiuntamente come verità le due proposizioni. Lo stesso vale per Angusto. 

Altro punto fondamentale: i due individui devono necessariamente stare parlando  della stessa cosa per essere in disaccordo su di essa.

Nel caso del nostro esempio…sì, indubbiamente i due  parlano della stessa cosa (la moto)  e non intrattengono congiuntamente nulla, sono su posizioni antitetiche.

Sembrerebbe un disaccordo coi fiocchi!

Ma qui ci bacchetta subito MacFarlane (??) !!! Non è sufficiente che due soggetti credano a delle proposizioni che sono  incompatibili: è importante anche prestare attenzione al contesto in cui queste proposizioni sono credute.

 Propone quindi un’altra varietà di disaccordo, quello come preclusione dell’accuratezza congiunta. Questa nozione di disaccordo si basa sulla semantica composizionale (??) vero-condizionale sviluppata da David Kaplan(??)  e David Lewis(??) .

È opportuno forse soffermarci sulle caratteristiche principali di questa semantica? Ma  anche no, quindi  sintetizzo brutalmente!

C’è disaccordo quando l’accuratezza dell’atteggiamento di un individuo (valutato da qualsiasi tipo di contesto) preclude l’accuratezza dell’atteggiamento del suo antagonista (valutato dallo stesso contesto)

Cos’è il contesto a cui si riferiscono MacFarlane, Kaplan e Lewis?.

Un contesto di proferimento è rappresentato da una quadrupla composta da:  un agente del contesto X,  un mondo  M, un tempo T e un luogo L.

Insomma bisogna chiedersi se i due contendenti  nel proferire le loro distinte verità fanno riferimento non solo alla stessa cosa, ma anche allo stesso mondo, allo stesso tempo, allo stesso luogo.

Sagrizzo e Angusto senza ombra di dubbio  parlano della stessa moto BMW K1300 S.
Ma in quale mondo Sagrizzo dichiara di possedere tale moto? Nel mondo virtuale, per lui nettamente distinto dal mondo reale.

Angusto   invece in quale mondo  nega con forza l’esistenza della moto? Nel mondo virtuale , ma  fortemente contaminato dai riverberi del  reale.

E qui già i presupposti per un autentico, sano  Disaccordo iniziano a traballare.

Ora la questione del tempo !

In che anno  Sagrizzo ha asserito per la prima volta nel virtuale di possedere una BMW?

Ipotizziamo nel 2012.

In che anno  Angusto ha iniziato a negare l’esistenza della moto?

Il 2017.

E qui si apre una querelle mica da poco,  entrano in gioco il concetto di temporalismo (relativismo)  ed eternalismo della verità.

Una proposizione  enunciata 5 anni fa è valida sempre  oppure la sua verità varia  col variare del tempo?

E’ un problema d’interpretazione…quindi se devo scegliere,ipotizzo  che entrambi i due litiganti aderiscano all’eternalismo della verità. Una volta stabilita:

1)Sarà per sempre vero che Sagrizzo ha avuto la moto.

2)Sarà per sempre vero il contrario: Sagrizzo non ha mai avuto una moto.

A questo punto il disaccordo sarebbe, pur con qualche piccola nube, abbastanza conclamato.

Ma ecco che entra con irruenza  in scena l’epistemologia con  Thomas Kelly (??) a scompigliare di nuovo tutto, asserendo che affinchè ci sia autentico disaccordo i due  individui debbano essere “pari epistemici”.

Che significa?

Due individui sono pari epistemici rispetto a un dato argomento se e solo se soddisfano le due condizioni seguenti:  sono pari rispetto alla loro familiarità ed evidenza riguardo all’argomento in questione;  sono pari rispetto a virtù epistemiche generali come l’intelligenza, accortezza, e l’imparzialità, etc.”

“L’espressione virtù epistemica si riferisce a quei tratti della personalità e qualità del carattere di un individuo che sono sotto il suo controllo volontario.”

Quello che conta è che i due individui possiedano in modo approssimativo la stessa evidenza e le stesse virtù epistemiche generali. In due parole, i  pari epistemici non devono essere gemelli epistemici.

In questo caso mi sento di asserire che  Sagrizzo e Angusto sono lontanissimi dall’esser gemelli.

C’è un altro espediente per scoprire se si tratta di pari epistemici: se uno dei due antagonisti declassa le credenziali epistemiche dell’altro per il solo fatto che  è in disaccordo con lui,  il disaccordo non è tra pari epistemici.

Non si tratta quindi di autentico disaccordo e non ci si deve porre neanche il problema di cosa sia razionale fare per dissolverlo.

Solo nel caso si fosse trattato di pari epistemici si sarebbe posta la questione di come porvi rimedio…ad es.  uno dei due avrebbe potuto con ragionevolezza rivedere le credenze di partenza oppure sospendere il giudizio riguardo al problema in esame.

Di cosa trattasi dunque, se disaccordo non è ?

Di soliloqui roventi ,  di liti furenti con se stessi , che non hanno bisogno dell’altro per avvamparsi e incrementarsi. Una sorta di autocombustione!

Che fare allora in questi casi? Difendersi, reagire, portare prove su prove della propria verità?  Niente di tutto questo! In fondo si tratta solo di proposizioni , anche se infiammate , utili  giusto il tempo  per un ripasso o approfondimento   dei concetti  ostici della  filosofia linguistica .

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??- Per tutti  gli interrogativi c’è sempre google.

Il disaccordoultima modifica: 2017-03-08T23:57:45+00:00da WIDE.RED
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