Le je-ne-sais-quoi e le presque-rien

A volte basta veramente poco per cambiare idea o cadere in confusione.

Ero entrata tutta pimpante col mio post in punta di mouse, pronto ad essere riversato nelle bozze, quando mi sono lasciata tentare da un’escursione veloce sulla nostra sgangherata piattaforma. Un senso di smarrimento e di ottenebramento mi ha ghermita rapidamente  fino a farmi dimenticare perchè ero qui.

Di cosa volevo scrivere?

Boh…di non so che o forse di quasi niente, probabilmente!

Sconfortata stavo quasi defilandomi, as usual ,quando incontro un certo Vladimir , col suo blog “Da qualche parte nell’incompiuto”, molto più ingarbugliato di me, a giudicare da quel che leggevo. Discettava di community, tentando senza successo di dipanarne l’essenza e il significato. Incuriosita, commento  cautamente, adeguandomi, per quanto possibile, al suo  alto registro filosofico.   

“Anche tu nella nebbia epistemica più fitta ? ” 

“Per un po’… poi mi sento meno inquieto quando, dopo aver girato a lungo tutt’intorno alle parole, mi rendo conto che non posso andare oltre.”

“Vuol dire che ti acquieta la percezione di un limite? Strano, avrei immaginato il contrario. Cosa ti spinge a circuire  vanamente le parole?”

“La pretesa di toccare un giorno la verità è un’utopia dogmatica, quel che importa è andare fino in fondo, e siccome ciò che cerco esiste appena, siccome l’essenziale è un quasi-niente, una cosa leggera fra tutte le cose leggere, questa ricerca forsennata tende soprattutto a mostrare qualcosa di cui si può intravedere l’apparizione, ma non verificarla perché svanisce nell’istante stesso in cui appare”

“Non capisco, perchè  girare e rigirare pazientemente le parole per orientarle a un obiettivo che da subito si preannuncia deludente? Ma ne hai almeno una vaga idea di questo quasi-niente?”

“Il quasi-niente è ciò che manca quando, almeno in apparenza, non manca niente: è l’inesplicabile, irritante, ironica insufficienza di una totalità completa cui non possiamo rimproverare nulla e che ci lascia
curiosamente insoddisfatti e perplessi”

Accidenti…allora sei nel posto giusto!

Qua dentro di cose irritanti, inesplicabili ne trovi una caterva, di ironiche pure, di sensi d’insoddisfazione e perplessità a palate, quindi  dovresti aver trovato il tuo quasi-niente.

” Per cercarlo bisogna porsi nella zona limite dove cessa il discorso e inizia l’indicibile”

Quindi bisogna fare come me…non scrivere più sul blog, tacere e aspettare che il quasi- niente si manifesti?Ti avverto che con me non ha funzionato. Ma possiamo dargli un nome a questo quasi-niente?  Qualcosa di  più incisivo e  semplificativo?

Il quasi-niente di cui subodoriamo l’assenza presente senza saperne il nome né  saperne determinare la natura, lo chiamiamo, con un nome negativo in virtù  del suo carattere evasivo, il non-so-che. 

Il non-so-che? Non dovevamo semplificare?

Così diventa tutto più ambiguo, credimi.

“Se le cose univoche e scevre da ambiguità sono semplicemente presenti o semplicemente assenti, semplicemente presenti o semplicemente future, l’esistenza inesistente  ovvero il “non-so-che” elude invece il principio del terzo escluso.

(Elude eh!!  Ahhhh…caspiterina …ecco che spunta il terzo incomodo! Il triangolo insomma). Però, che cervellotica raffinatezza per descrivere una situazione trasgressiva ! Ora mi è più chiaro il significato di quel non- so- che (anzi  non- so- chi ) che è quasi- niente. E certo…deve rimanere misterioso per ovvi motivi di privacy e segretezza, ma noto solo a voi due, come coppia..Giusto?  

“Il  mistero del non-so-che è il mistero  dell’onnipresenza onniassente.
Non solo il non-so-che non è qualcosa, ma non è neanche da qualche parte; non solo il non-so-che è sempre altro, ma è anche sempre altrove; non solo è tutto e niente, ma è ovunque-e-in nessun-luogo; è insieme ubiquità e “nusquamità”.

Ovvio che non è qualcosa…vedi avevo ragione…è qualcuno! E’ sempre altrove nel senso che è irraggiungibile al cell e non sapete mai in che luogo si trovi? E come risolvete la faccenda allora?

L’unica maniera con cui ci possiamo avvicinare alla realtà del non-so-che e del quasi-niente è tramite l’ntuizione.

Nel senso che tirate ad indovinare??? !

Ne indovino il quod, senza sapere niente del quid: è un’evidenza fondante che sparisce quando si cerca di fissarla,volendo scavalcare l’alternativa che attanaglia la nostra conoscenza.

Quindi l’intuizione non è così risolutiva?  Non riuscite a conoscervi, a incontrarvi?

Insomma prima o poi riuscirete  pure a mettergli le mani addosso a questo non-so-chi o quasi per niente?

“L’intuizione dice l’ultima parola sul mistero, ma resta sempre qualcosa da dire. Il quasi-niente è visto attraverso lo scorcio di un lampo, perciò è da riprendere continuamente.”

Attraverso lo scorcio di un lampo? Tutto questo per un attimo?

Sai che ti dico Vladimir…era meglio ai tempi di Hegel quando l’intuizione arrivava   “come un  colpo di pistola”…magari alla tempia, almeno ti stecchiva risolvendo qualsiasi dubbio.

Buona navigazione Vlad! 

Meno male che il quasi-sconosciuto filosofo Vladimir Jankélévitch non potrà indirizzare quest’arma contro di me che l’ho abbondantemente derubato di pezzi del suo “Le je-ne-sais-quoi e le presque-rien”. Tratta della sua teoria della conoscenza, non certo di community. Di sicuro il suo  non -so-che che è quasi-niente  è più di spessore del quasi niente che  vagava desolato nella mia testa. 

Io adoro questi cervelli che non si lasciano decifrare!

Le je-ne-sais-quoi e le presque-rienultima modifica: 2016-11-19T23:30:52+00:00da WIDE.RED
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13 pensieri su “Le je-ne-sais-quoi e le presque-rien

  1. Ne me quitte pas, mannage a tuà
    Comunque, scherzi a parte, scusa, tu dopo mesi di colpevole assenza ti presenti con questo Vlad che non sa niente, ha fatto quasi niente ha detto un non so che, si trova dovunque e in nessun luogo…
    E chi è Messina Denaro?
    Tutti tu li trovi? Lascialo perdere, dà retta a me.

  2. Bentornata Red!
    Un post bello tosto, il non so che e il quasi niente mi pone delle riflessioni, ci manca sempre qualcosa …sarà per questo che gira e rigira ci ritroviamo sempre qui? 🙂

    • Esattamente…la tua domanda è pertinente!
      Un motivo ci sarà se alla fine ritorniamo qua,
      ma nemmeno il fine ragionamento di Vladimir mi ha fornito risposte:-)

  3. Mi accorgo per ultimo del tuo auspicato ripalesarti, questo Vladimir m’intriga, ma mi soffermo solo sull’incipit. Ho letto di “nebbia epistemica”, termine che m’illudevo di aver inventato in occasione di un articolo che ho scritto per una rivista di informatica a fine 2014, peraltro rielaborando il concetto di grigiore epistemico definito da una professoressa di filosofia del politecnico di Torino che parla del concetto di verità nel discorso politico, un grigiore epistemico, una nebbia epistemica, per l’appunto. Anche Vladimir ne parla?

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