Sottotitolo: “Tra il divino e il divano”

Tra il divino e il divano”  rivela una mia inalienabile predisposizione ai giochi linguistici .

Il mio sottotitolo contiene  una sorta di bisticcio di parole, imbastito con una banale sostituzione di vocali, nota come  paronomasia.

Di questi giochi ero preda già nel blog “Erubescenza” di cui ripubblico di seguito  un articolo:

Giochi di lingua.

Ce ne sono diversi, ma io ve ne propongo uno estremamente ardito,

sperimentato con gioia dai cultori del genere.

Un gioco dove vige un divieto che induce ad uno sforzo di fantasia.

Un gioco dove la costrizione è capace ” di risvegliare in noi i demoni più inaspettati e più segreti”.

Curiosi?Siete pronti a cimentarvi anche voi?

Ne uscirete stanchi, esausti ma soddisfatti anche solo per aver tentato.

Si tratta dunque di un gioco  hot, hard  o semplicemente arduo?

Certamente sì ..se non si  conosce la lingua italiana.

Vi assicuro che con essa ci si può ugualmente dilettare.

Immaginate allora di dover scrivere una frase ponendovi un limite:

non poter usare una lettera dell’alfabeto.

Consideratela come un dente che duole su cui non dover mai battere la lingua.

Insomma , vietato slinguazzare all’impazzata!

Quale sarebbe il risultato?

Stuzzicante…se un Passero Solitario può arrivare a trasformarsi in…

Uccellino Solingo

Sul tetto del torrione oggi vetusto

Uccellino solingo verso il rure

Sempre gorgheggi sin che muore il giorno

E per i costoni scendono i tuoi suoni.

Umberto Eco

Secondo voi..che “dente” doleva ad Eco in questa riscrittura della poesia di Leopardi?

PS: Pure in questo mio rigo rosso duole il medesimo dente.

Che dite, prenoto presso uno studio dentistico?

 

Sottotitolo: “Tra il divino e il divano”ultima modifica: 2016-03-07T16:30:41+00:00da WIDE.RED
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8 pensieri su “Sottotitolo: “Tra il divino e il divano”

    • Di solito tendi a risolvere così i quesiti…a cornate?
      Sarà il caso di toglierti sotto gli occhi quel drappo rosso nel mio avatar…
      forse è quello a caricarti come un toro? 🙂

  1. “Immaginate allora di dover scrivere una frase ponendovi un limite: non poter usare una lettera dell’alfabeto.”
    Non è facile rappresentarlo qui, perché l’editor non lo consente, però posso provare a descriverlo.
    Dunque la frase è questa: “CHI DICE DONNA DICE DANNO” dove le lettere dell’alfabeto “O” vengono sostituite da fedi nunziali…

    • Ecco…sono proprio convinta che, nella notte dei tempi, chi decise (un uomo sicuramente),di chiamare la donna “donna”…lo fece con l’unico scopo di arrivare alla paronomasia “danno” 🙂
      Pensa Alf…che dobbiamo dire noi femminucce, nella parola uomo ci sono due “o”, vi siete incatenati da soli con due anelli:-)

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